lunedì 14 giugno 2010

23. Unduèttre

Oggi, finiti i servizi alla locanda, appendo il grembiule e saluto tutti. Esco con passo spedito mentre ancora sto ammantando lo scialle ma solo dopo qualche metro un cappello di mia conoscenza scuote la certezza del mio trantran quotidiano. Sotto quella tesa, un sorriso che è un abbraccio. Sotto quel sorriso, spalle possenti fasciate da un cappotto scuro. Sotto quelle spalle, braccia conserte a nascondere mani troppo grandi. Giovanni non è lì per caso. Sta aspettando me, appoggiato al paletto dell’approdo. La mia andatura si fa incerta ma procedo, con un po’ di imbarazzo, verso di lui che, morbido, mi si accosta. Neanche una parola. Ci guardiamo negli occhi a lungo come mai era accaduto. Il silenzio è dolce tra noi, non ha peso. Il grammofono della signora Rosa oltrepassa le finestre chiuse ed una musica ovattata ci raggiunge. Un respiro più profondo degli altri cade in levare sulla nota d’apertura di una nuova melodia che ci spalanca le porte di un mondo lontano e… unduèttre… noi ci entriamo a passo di valzer.

1 commento:

  1. Un silenzio più eloquente di qualsiasi parola. Una scena che si "vede". Brava D

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